In ricordo di Felice Protti

Nella notte su martedì 13 ottobre ha cessato di battere il cuore buono e generoso di Felice Protti, ingegnere ETH, classe 1926, una delle figure più carismatiche del canottaggio ticinese.  La sua passione per la disciplina non l’aveva mai abbandonato. Fino a non pochi anni fa lo vedevamo scivolare sul lago di Lugano con il suo skiff “Stämpfli” con una tenacia di ferro tale da tener testa a rematori ben più giovani di lui.

Singolare il suo abbigliamento in barca. Sempre in calzoncini corti anche nelle fredde ed uggiose giornate invernali: “Non sopporto indumenti sulle gambe, mi sento più libero nei movimenti” rispondeva con il ben conosciuto humor a chi lo rimproverava per questa sua… leggerezza.

Felice Protti si era avvicinato al canottaggio grazie soprattutto alla presenza in Società in qualità di allenatore dell’ing. milanese Enrico Piero Salama-Robino, un rifugiato ebreo, fuggito dall’Italia alla fine della seconda guerra mondiale, una persona dotata di vaste conoscenze tecniche e spiccate doti psicologiche, tanto da essere poi nominato socio onorario per essere stato l’artefice principale della rinascita del club, attirando un nugolo di giovani che sono le nostre "speranze per il futuro”. Così lo definì l’allora presidente Demetrio Poggioli in occasione dell’assemblea sociale del 15 novembre 1945.

Felice è stato un punto di riferimento per molti neofiti che si sono avvicinati nel corso degli anni al canottaggio. Ha partecipato a numerose gare in patria e all’estero, primeggiando ancora in tarda età in competizioni a livello mondiale. Gli Anni ’60 furono contraddistinti da epici duelli fra i due migliori singolisti ticinesi: Felice Protti appunto e Mario Pacchin della “Ceresio”.  Verso la fine degli Anni ’90 Felice aveva diminuito la sua presenza sui campi di regata in Svizzera in quanto, a suo dire, i master non venivano presi sul serio. “All’estero mi sento più appagato. Meno gare ma di maggior spessore” andava dicendo. Fra le più importanti citeremo quella di Zagabria, organizzata dal Veslacki Klub Jarun, di Banolas (Spagna), senza dimenticare i “mondiali”. Nella stagione 1990-91, con 3.542 km. era risultato ancora il master più “attivo” sull’acqua.

Ricordo sempre con piacere le uscite con il quattro dei “vecchietti” nei fine settimana, completato dagli amici Battista Gulfi e Franco Brasi, entrambi, purtroppo, da tempo ormai passati a miglior vita.

Grazie Felice per la tua amicizia che non è mai venuta meno in tanti anni trascorsi nella “seconda casa” alla Foce del Cassarate.

Americo